» » » » » » » Ecco Tifosy, il crowdfunding dedicato al calcio si apre alla Serie B


È nata la partnership che metterà in connessione le squadre di Serie Bcon Tifosy, la piattaforma di crowdfunding inglese dedicata al mondo del calcio. Il CEO di Tifosy Fausto Zanetton e il co-fondatore Gianluca Vialli hanno presentato il progetto assieme ad Andrea Abodi durante l’assemblea diLega B del 21 aprile. L’utilizzo degli strumenti e delle competenze di Tifosy erano a disposizione dei club anche prima dell’accordo, ma la Lega B fa sapere che “svolgerà un ruolo di facilitatore per l’incontro fra Tifosy e le associate”.

Un po’ come Musicraiser per la musica, Tifosy è unostrumento di raccolta fondi tematico: permette di finanziare progetti presentati da club calcistici o comunqueattinenti al mondo del calcio. A differenza delle principali piattaforme di crowdfunding, però, Tifosy non permette a chiunque di iniziare una campagna: i progetti vengonoselezionati e strutturati di concerto tra i proponenti e l’azienda inglese.

Tifosy ha lanciato finora otto campagne di finanziamento, di cui quattro portate a termine e altrettante ancora in corso. Tra quelle concluse, spicca senza dubbio #WeAreParma, che nell’ambito della rinascita del Parma Calcio 1913 ha fatto sì che i tifosi raccogliessero più di 170 mila euro per costruire il Museo Crociato dentro allo Stadio Tardini.

In Inghilterra, invece, i tifosi del Bradford hanno messo insieme 150 mila sterline per dotare lo stadio di spogliatoi nuovi e di un maxi-schermo, mentre quelli del Portsmouthhanno finanziato buona parte del nuovo centro sportivo con270 mila sterline.

La prima fase dell’accordo con la Serie B prevede la partecipazione di quanti più tifosi possibili a un sondaggio online, con lo scopo di capire quali sono le piazze più adatte all’avvio di un crowdfunding. Seguirà dunque la fase di analisi dei dati e poi prenderanno vita i primi progetti.

«Tuttavia», ci spiega Fausto Zanetton, «la prima campagna di crowdfunding consisterà nel finanziamento di un campo di calcio a Lampedusa. È un progetto di beneficenza fortemente voluto dalla Lega, destinato indistintamente ai locali e ai migranti».

«Per quanto riguardo l’avvio dei primi progetti riguardanti i club di Serie B», continua Zanetton, «ci avvaliamo dei dati e dei consigli della Lega per capire dove è meglio cominciare.Alcune società si sono avvicinate, ma stiamo considerando tutto con molta calma perché devono essere idee e progetti credibili presentati da club stabili a livello societario e finanziario. Il ruolo della Lega è importante proprio per questo: sono i primi a non voler fare brutte figure».

Rispetto alla possibilità che il crowdfunding venga utilizzato dai presidenti di B come mero strumento di raccolta fondi, il CEO di Tifosy risponde così: «Speriamo di poterpromuovere la cultura del fan engagement, non solo inItalia ma anche nel Regno Unito. Anche lì per molti proprietari di club il crowdfunding è un concetto nuovo. Io spiego loro che sì, serve a ottenere soldi dai tifosi, ma il vantaggio principale è la partecipazione, coinvolgere la comunità in un progetto importante. Ad esempio, ora che le nuove training facilities del Portsmouth stanno aprendo, in città e sui social network c’è grande fermento e tutti si vantano di aver contribuito alla loro realizzazione».

Tifosy si è dotata da poco della licenza per poter svolgere anche crowdfunding di tipo equity e debt-based. Il primo permette di contribuire a fondo perduto, come nel crowdfunding normale, ma ottenendo in cambio delle quote della società. Il secondo, utilizzato per finanziareprogetti molto costosi (sì, anche stadi), è un vero e proprioprestito che i tifosi fanno al club: chi partecipa ottiene indietro i soldi con gli interessi e alcuni privilegi, ad esempiomembership speciali.

Dopo l’esperimento – ben riuscito – di Parma, Tifosy si prepara dunque allo sbarco su vasta scala nel calcio Italiano. Da un lato, il timore è che alcuni presidenti possano sfruttare la passione al solo scopo di ottenere un ulteriore finanziamento da parte dei tifosi, che già contribuiscono ampiamente pagando biglietti, merchandising e, indirettamente, abbonamenti alla pay tv.

Dall’altro, la speranza è che strumenti del genere possano giovare al calcio italiano, permettendo alle dirigenze dicapire il valore della comunità che si riunisce attorno a un club. Perché, è vero, di soldi ce n’è bisogno, ma c’è ancor più bisogno di ripensare il rapporto tra i club e i tifosi, in favore di una gestione più trasparente, inclusiva ed economicamente virtuosa delle società di calcio.

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