» » » » » » » Fondazione Sef Torres: ''Non toccate la Torres''


Nelle ultime settimane abbiamo assistito a una farsa sulla quale abbiamo deciso di esprimerci, dopo una lunga, attenta e approfondita riflessione collegiale, affinché nessuno possa pensare che le vicende tra il grottesco e il paradossale in cui è stata coinvolta suo malgrado la Torres – con la sua storia e la sua identità, che ci stanno a cuore per Statuto, ma anche con il suo presente e il suo futuro, che al momento ci preoccupano maggiormente – possano in qualche modo essere avvallate o anche solo tollerate dalla nostra Fondazione. Lo scopo per cui nasciamo, i tempi e i modi che hanno portato alla nostra costituzione, le finalità che ci siamo dati, ci impongono di manifestare una distanza siderale dagli eventi più recenti e dai suoi protagonisti, che non esitiamo a considerare dannosi per la nostra squadra, per la sua onorabilità e per il buon nome che la Sassari calcistica aveva saputo ritagliarsi a livello nazionale in oltre un secolo di storia.

Abbiamo dovuto scoprire del passaggio di proprietà dall’ex presidente Domenico Capitani agli attuali azionisti attraverso un accesso agli atti previa visura in Camera di Commercio. Nessuno dei vecchi e dei nuovi proprietari e dei vecchi o nuovi dirigenti ha ritenuto che la città, le sue istituzioni e tutto l’ambiente rossoblù avessero il diritto di sapere, dapprima, che fosse in atto un processo di compravendita, né quali fossero i termini e le condizioni di detto processo, che dalle carte risulta di proporzioni ben differenti da quelle prospettate sino a qualche mese, quando alcune espressioni del più sano e solido tessuto imprenditoriale locale stavano studiando le migliori condizioni per sancire un’alleanza finalizzata all’acquisizione della Torres e a una totale rifondazione della società, del suo management, dell’organizzazione dirigenziale, di quella gestionale e di quella tecnica.

Detto che non ci sorprende per niente questo tipo di atteggiamento a opera dell’ex proprietario ed ex presidente Domenico Capitani, che dopo aver goduto da parte nostra di ampia apertura di credito ha fatto ogni cosa possibile per farci ricredere e per spingerci ad auspicare da tempo la sua uscita di scena, ci rammarica non poter esultare per il risultato acquisito perché il passaggio di proprietà avviene in circostanze e con modalità per niente cristalline, coinvolgendo personaggi che – lo diciamo subito – non ispirano la nostra fiducia. Nessun pregiudizio, per carità, e nessuna valutazione istintiva. La scelta di prendersi del tempo prima di fare qualsiasi affermazione deriva proprio dalla necessità di acquisire informazioni, sedimentarle e discuterle, ma anche dal dovere di garantire anche all’attuale proprietà il diritto di far capire alla piazza quali siano le intenzioni, e con che risorse le si voglia realizzare.


Ebbene, spiace dover constatare che il curriculum dell’attuale azionista di maggioranza non sia di conforto in alcun senso. Siamo stati ostili alla gestione Capitani perché in meno di tre anni è riuscita a infangare il nome di una società nata nel 1903 e mai prima neanche minimamente sfiorata dagli scandali tristemente noti, per cui la squadra, i suoi tifosi e la città hanno pagato con un’amarissima retrocessione. Il coinvolgimento dell’attuale presidente in vicende analoghe, pur in misura meno grave secondo i provvedimenti assunti a suo carico dalla giustizia sportiva, ci fanno credere che non si sia verificato quel radicale cambio di cui la Torres avrebbe bisogno. Sugli altri soggetti coinvolti, appare al momento non necessario o utile alcun tipo di giudizio.

Fortemente preoccupati, sconcertati ma anche molto agguerriti, a questo punto non possiamo che rivolgere ai nuovi proprietari le domande che nel corso di questi mesi abbiamo rivolto senza ottenere alcuna risposta alla precedente proprietà? Qual è lo stato di salute della Torres? Come si pensa di porre rimedio alle situazioni debitorie in essere? Con quali risorse, in base a quali strategie e con che forze umane e strumentali si intende garantire solidità e futuro a un nuovo progetto rossoblù, ammesso che ce ne sia uno? Nel qual caso, pur sapendo che trattasi di ipotesi assai remota, è lecito chiedere a nome di tutti quelli che amano la Torres, che ne sono fieri e tenaci sostenitori, che ne hanno sposato gli ideali, sapere quale destino si sta immaginando dentro e fuori dal campo?

È ora di chiarezza, e lo chiediamo con tutta la fermezza e la compostezza di cui siamo capaci contemporaneamente. Ma non si scambi la nostra pazienza e la nostra capacità di non travalicare nei modi e nelle azioni per debolezza o per un segno di stanchezza. Chi è contro la Torres o la utilizza per perseguire altri interessi ci vedrà sempre come fieri, ostinati e durissimi oppositori. Per il bene della Torres, dei suoi valori, della sua identità e di quella di Sassar

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