» » » » » » » » Il futuro del Lecco preoccupa i tifosi: l'idea dell’azionariato popolare


Se ne parla da anni, ma alla Calcio Lecco non c’è mai stato il coraggio di portarla avanti. O forse la volontà. Ma ora qualcosa sta cambiando. Sarà la paura del fallimento innescata dai guai giudiziari che hanno travolto il presidente del club Daniele Bizzozero, o forse la voglia di poter contare qualcosa in più all’interno della società, fatto sta che si parla sempre più di azionariato popolare. Si tratta di una pratica diffusa nel mondo sportivo internazionale: il Barcellona, detentore della Champions League, con oltre duecentomila soci-tifosi è l’esempio più illustre. E proprio per questo alcuni tifosi hanno organizzato una serata dove si parlerà proprio dell’azionariato popolare.

L’appuntamento è per martedì prossimo, al bar Shamrock (alle 20.45) dove sarà invitato Diego Riva, avvocato esperto del tema e consulente legale di Supporters in campo, insieme a Gianluca Greco,rappresentante della Fondazione Taras, società di azionariato popolare che detiene il 10% del Taranto(LINK). In Italia sono 18 i gruppi di tifosi che hanno un ottenuto ruolo importante all’interno della gestione delle società di riferimento. I primi sono stati gli Amici del Rimini (Rimini, serie D) con il 2% capitale sociale, poi è arrivata Orgoglio Amaranto (Arezzo, serie D), con il 2% di capitale e un amministratore, Sosteniamolancona (Ancona, Lega Pro), con il 2% capitale sociale, due membri nominati dai tifosi nel consiglio di amministrazione. Una delle società più importanti nate con azionariato popolare è appunto la Fondazione Taras 706 a.C. (Taranto, serie D), con il 10% capitale sociale della società e due membri nel consiglio di amministrazione. Per ora rimane una delle tante ipotesi per il futuro di via don Pozzi, anche perché Bizzozero, da quando è uscito dagli arresti domiciliari, non ha mai negato di voler aprire a nuovi soci, basta che siano seri.

Una soluzione interessante, soprattutto per garantire un futuro migliore alla Calcio Lecco e ripianare i debiti pregressi. Perché è vero che gli oltre 600mila euro sono sul groppo della famiglia Invernizzi, che si è impegnata a pagarli perché accumulati in gran parte nella gestione fino al 2012, ma ora bisogna terminare l’anno in corso e prepararsi per il prossimo. E se è vero che si punta al ripescaggio, servono capitali per l’iscrizione, la fidejussione e l’allestimento di una squadra competitiva che non retroceda dopo un anno. Questa settimana i giocatori dovrebbero avere preso i compensi relativi a febbraio, con qualche giorno di ritardo rispetto alle promesse del presidente. Proprio per questo giorni fa hanno deciso di allenarsi di meno, saltando il martedì (dove di consueto di riprende la settimana di lavoro) e nemmeno venerdì scorso sono scesi in campo per la seduta. Ma se vogliono salire di categoria ora devono vincere le due partite dei playoff.

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