» » » » » » » » Intervista all'associazione “Amici del Rimini Calcio”


Qualche domanda agli amici di Rimini, nonostante gli ultimi anni difficili l'associazione “Amici del Rimini Calcio” è stata una costante positiva al fianco dell'A.C. Rimini 1912, il gruppo, costituitosi nel 2011, è proprietario dell'1% del club ed ha costantemente portato avanti un'opera di sensibilizzazione per riportare il tifoso al centro della vita della società(al LINK altre interviste).

Il calcio italiano tra scandali e disaffezione: perché i tifosi genuini e il loro coinvolgimento nella vita del club possono essere una valida risposta per migliorare il nostro sport preferito?
Il coinvolgimento attivo dei tifosi crediamo sia l’unica strada percorribile per invertire il trend negativo di questi ultimi anni, caratterizzati da stadi sempre più vuoti e norme sempre più repressive. I tifosi devono tornare ad essere i veri protagonisti del sistema calcio, smettendo i panni dei semplici clienti per diventare proprietari della loro passione – in senso letterale. Questo permetterebbe ai tifosi di capire ‘da dentro’ le problematiche di una società di calcio mentre le società avrebbero la possibilità di instaurare un forte legame col territorio, con innegabili risvolti positivi in termini di presenze allo stadio e quindi di incassi. Ma questo è solo l’inizio del circolo virtuoso.

Le istituzioni, dal calcio alla politica, avrebbero la possibilità di vedere i tifosi non solo come un problema di ordine pubblico, da gestire o eliminare con leggi repressive (Tdt, divieti di trasferta ecc.), ma come una risorsa da utilizzare e non più da limitare.  


Quando, dove e perché nasce la vostra realtà?
L’associazione Amici del Rimini Calcio nasce il 28 febbraio 2011, per volere dei Soci Fondatori, con l’intento di partecipare fattivamente al mondo del calcio a Rimini.

In essa si realizza la volontà dei tifosi biancorossi di non essere più semplici spettatori, ma parte attiva delle vicende della propria squadra del cuore. All’indomani della non iscrizione al campionato di LegaPro Prima Divisione a giugno 2010 e successiva ripartenza dalla Serie D, si avvertiva infatti la necessità di essere parte attiva del gioco senza più delegare in toto il destino del Rimini al presidente di turno.


Il vostro progetto punta a coinvolgere il maggior numero di appassionati possibile per avere una voce rilevante nelle questioni chiave che coinvolgono il club: come è stato sviluppato finora e come pensate di ampliarlo?
Abbiamo dapprima cercato di coinvolgere i principali frequentatori del Romeo Neri, ossia lo zoccolo duro della tifoseria: clubs e tifosi in genere, quindi la curva anche se in quest’ultimo ambiente è prevalso all’inizio l’atteggiamento ‘antagonista’ nei confronti della società Rimini Calcio, in ossequio alla mentalità di curva che non prevede(va?) commistioni con la proprietà. Nel tempo le cose sono migliorate, ed oggi contiamo tra i nostri soci anche personaggi di spicco della parte più calda della tifoseria.

Rimane tuttavia da coinvolgere la parte da sempre più refrattaria allo sport cittadino, ovvero la cosiddetta ‘società civile’, composta da commercianti, imprenditori e categorie economiche: per riuscire in questo obbiettivo però, oltre ad una ritrovata credibilità della proprietà Rimini Calcio, servirà anche l’operato delle istituzioni cittadine, che dovranno spendersi fattivamente in tal senso(Video).


Quali sono le difficoltà che avete incontrato nello sviluppo delle vostre attività o di diffusione delle vostre idee? (locali, istituzionali)
Come scritto sopra le principali difficoltà incontrate sono state quelle di far capire alla tifoseria il nuovo ruolo che a parere nostro dovrebbe avere il tifoso, ovvero parte attiva dei processi decisionali della società; le maggiori difficoltà nel recepire il messaggio le abbiamo incontrate con gli ultras, che poi nel tempo sono scesi a più miti consigli.

Rimane tuttavia la difficoltà di uscire dalla cerchia del cosiddetto zoccolo duro, ovvero il coinvolgimento delle categorie economiche cittadine senza le quali il nostro progetto non potrà andare lontano. Centrale, in questo senso, potrebbe essere il ruolo delle istituzioni locali – sindaco ed assessore allo sport in primis.  


Quali saranno le prossime iniziative dedicate ai tifosi che avete in programma?
Molto dipenderà dai futuri sviluppi societari, ad oggi non c’è certezza riguardo l’iscrizione al prossimo campionato da formalizzarsi entro il 30 giugno p.v..
Se la situazione dovesse malauguratamente precipitare, saremo certamente in prima linea per provare a garantire un futuro alla Rimini Calcio.


L'associazione Amici del Rimini Calcio è tra i gruppi che contribuiscono alle attività di SinC: quale è stata la vostra esperienza in questo contesto e quanto il confronto con altre realtà ha inciso sulle vostre scelte oppure ha ampliato il vostro punto di vista?
L’associazione è tra i fondatori del SinC. Il confronto reciproco ci ha resi consapevoli che le problematiche evidenziate sopra sono spesso comuni anche ad altre realtà. Inoltre in questi anni abbiamo capito l’importanza del coinvolgimento della tifoseria tutta alle nostre attività, senza fossilizzarsi sul dualismo socio/non socio e sull’importanza che la nostra associazione dovrebbe avere in società a prescindere dal capitale sociale versato.


Sinc è il luogo di scambio per le esperienze italiane, tramite questo canale avete avuto modo di instaurare rapporti duraturi tra altre associazioni partecipanti, quali e in quali situazioni?
C’è amicizia e rispetto verso tutte le realtà che partecipano a SinC, ma in questi anni abbiamo ‘legato’ di più con i ragazzi di Modena, Lucca, San Benedetto del Tronto e Ancona; quando il calendario lo permette, cerchiamo sempre di salutarci in occasione della partita.
Senza dimenticare ovviamente l’assemblea annuale di SinC, occasione per salutare tutti i gruppi e rinsaldare i rapporti di amicizia con quelli geograficamente più lontani.


Quanto il confronto vi ha consentito di apprendere soluzioni ed idee valide anche nel vostro contesto?
Il confronto con le realtà di Ancona, San Benedetto e Taranto (tra le altre) ci ha permesso di capire meglio l’enorme lavoro che è stato fatto in quelle realtà, come la gestione del settore giovanile o nel caso dei Dorici la gestione dell’intera società. Speriamo un giorno di poter mettere in atto queste buone pratiche anche a Rimini, ma la strada in questo è ancora lunga.


Quale è secondo voi l'apporto che SinC può dare all'intero movimento?
A nostro modo di vedere SinC dovrebbe continuare nel solco del cammino intrapreso fino ad ora, ovvero nel dialogo con le istituzioni del calcio. Crediamo che il dialogo con la LegaPro abbia portato buoni frutti, prova ne sia l’elezione a consigliere di Lega del tifoso David Miani, ora presidente dell’Ancona. Siamo certi che il punto di vista del tifoso non potrà che giovare al movimento calcistico della terza serie nazionale.


Le realtà italiane, anche attraverso l'opera di SinC, hanno avuto modo di collaborare con realtà internazionali con la partenership di Supporters Direct Europe, l'esperienza europea ha dato un contributo alla vostra crescita?
Onestamente sarebbe già molto riuscire a mettere in pratica a Rimini quanto di buono sono riuscite a fare in Italia realtà come Ancona, Taranto e San Benedetto del Tronto.


Quanto il confronto con il contesto europeo, che vedrà coinvolto SinC nel progetto europeo ‘Clubs and Supporters for better Governance in Football’, può incidere anche sullo sviluppo in Italia?
Il confronto con il contesto europeo può certamente aiutare il movimento italiano a crescere, nella speranza che possa prendere esempio dagli esempi virtuosi dei campionati esteri (ad esempio l’assenza della tessera del tifoso, o la regola del 50%+1 in Germania).


Avete un modello di associazione in Europa a cui vi ispirate o che suscita nei vostri membri interesse e passione?
Nel contesto europeo suscitano in noi interesse le esperienze del FC United of Manchester e del St. Pauli di Amburgo; i primi come esempio di ribellione al calcio moderno, i secondi come punta di diamante del cosiddetto ‘modello tedesco’.


Quali credete siano le sfide future per l'intero movimento, dove sta riuscendo ad incidere la voce dei tifosi e dove invece è necessario secondo voi intervenire per migliorare il nostro apporto al calcio?
Crediamo che buoni risultati si siano ottenuti nel dialogo con la LegaPro, e col nuovo corso del presidente Gravina ci sono buone possibilità di continuare questo percorso virtuoso. In generale crediamo si debba insistere nel dialogo con le istituzioni, nella speranza un giorno di poter almeno abolire la tessera del tifoso, strumento già rivelatosi inutile alla prova dei fatti.

Sarebbe questo un ottimo risultato per SinC e siamo certi ne trarrebbe giovamento l’intero movimento calcistico nazionale. 

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