» » » » » » » » L'azionariato popolare a Lecco? Difficile, ma l'interesse è alto


Decine di tifosi interessati a come poter essere d'aiuto alla propria squadra di calcio. Numerosi spunti e domande per andare a fondo di un concetto, l'azionariato popolare, che, come detto dai relatori, anni fa era impensabile in Italia mentre pian piano sta prendendo sempre più piede pure nel nostro paese. Questo, in sintesi, è stata la serata dedicata alla partecipazione popolare tenutasi ieri sera allo Shamrock Irish Pub di Lecco.

Più che di incontro sarebbe corretto parlare di birra in amicizia: al tavolo principale, oltre al giornalista Emmanuele Michela, l'avvocato Diego Riva, punto di riferimento di Supporters in Campo (associazione che tiene le fila di tutti le iniziative di partecipazione popolare nate in Italia), e Gianluca Greco, rappresentante della Fondazione Taras (trust di tifosi che detiene alcune quote del Taranto Calcio). La bella sorpresa, poi, è stato vedere tra il pubblico anche Stefano Faccendini, scrittore e autore di diversi libri su calcio e tifosi. Il suo volume dedicato all'Afc Wimbledon (club inglese rilevato anni fa dai suoi tifosi) è un punto di riferimento per molti appassionati: Faccendini, coinvolto dai relatori, ha voluto lui stesso raccontare quanto accaduto alla squadra londinese anni fa.
Non doveva essere - e non è stata - la serata di nascita dell'azionariato popolare a Lecco. Bensì un momento per informarsi, conoscere nel dettaglio in che modo tifo e città possono avvicinarsi al club locale, a beneficio di entrambi, partendo dagli esempi virtuosi di Taranto e Ancona.

«Il calcio senza tifosi perde la propria anima», ha voluto ricordare Diego Riva in apertura, citando lo slogan di Supporters in Campo. «La sfida è nel capire se i tifosi, da semplici fruitori di uno spettacolo, possono invece coinvolgersi di più nel proprio club, per sperare di rivedere anche a Lecco gradinate piene». La strada non è certo facile: Riva ha ricordato come percorsi di questo genere richiedono anni, spesso incontrando difficoltà che non devono spaventare. L'obbiettivo è alto: permettere di dare un club nelle mani di chi ha come unico interesse la tutela della sua passione.

È il caso, ad esempio, di quanto sta accadendo a Taranto, ben spiegato da Gianluca Greco: nel 2012 il club fallì proprio nei giorni in cui si giocava l’accesso alla Serie B, e a quel punto la società fu rilevata dalla Fondazione Taras. Da allora sono passati presidenti e investitori, ma ai tifosi è sempre rimasta una quota della società con alcuni diritti importanti, tra cui quello di sedere in maggioranza nel Collegio Sindacale e di poter eleggere alcuni membri nel CdA. Ciò ha permesso di osservare da dentro le disavventure societarie del club, che certo non sono mancate: i tifosi, da parte loro, hanno sempre potuto però dare informazione di quanto stava accadendo senza credere alle promesse illusorie della dirigenza, aspetto che molti tifosi lecchesi hanno apprezzato.

La serata è andata avanti con un dibattito acceso, in cui più di un tifoso si è sentito libero di manifestare il suo scetticismo per queste formule, trovando anche ragionevoli risposte. Uno degli aspetti più apprezzati è stata la convinzione che la partecipazione popolare non prevede la moltiplicazione di tanti presidenti che, con le loro piccole quote, fanno fronte a necessità e debiti del club. Tutt’altro, è il cammino che può portare all’ispessimento di un marchio sportivo, per creare attorno ad esso un’immagine migliore, più sana e condivisa dalla gente, allo scopo poi di attrarre nuovi sponsor e stimolare il tessuto sociale di una città.


Da: leccosportweb.it al LINK foto

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