» » » » » » » » Noi Samb, Tessera sì o tessera no? Il dibattito non riguarda solo gli “ultras”


Tessera del tifoso, articolo 9, fidelity card: un dibattito che riguarda tutti i tifosi da: noisamb.it

Con la presentazione della nuova campagna abbonamenti (leggi qui tutti i dettagli) diventa ormai impossibile rinviare la scelta riguardo la sottoscrizione della tessera del tifoso, il tanto discusso sistema di controllo e fidelizzazione adottato nel 2009 dal Ministero dell’Interno.
Due, doverose premesse. In primis il dibattito sulla tessera del tifoso non riguarda solo gli “ultras”, bensì tutti i cittadini che ogni domenica hanno intenzione di assistere ad una partita di calcio professionistico.

La seconda premessa è di carattere puramente cinico: il ragionamento secondo il quale “io non sono mai stato diffidato, quindi non è un problema mio” è semplicemente miope e non tiene conto di una lunga serie di problematiche che vanno oltre l’articolo 9, di cui si parlerà tra poco.

Dal punto di vista teorico la tessera del tifoso presenta numerose “falle”, riconosciute da tifosi, Osservatorio e dal mondo della politica: violazione della privacy, esistenza di un chip RFID, collegamento inscindibile con la carta di credito, nonchè il già citato articolo 9 secondo il quale in principio non potevano essere venduti o distribuiti biglietti, tessere e abbonamenti “a soggetti che siano stati, comunque, condannati, anche con sentenza non definitiva, per reati commessi in occasione o a causa di manifestazioni sportive“. In poche parole: una diffida a vita. Dall’agosto del 2009 il Decreto Ministeriale emanato dall’allora Ministro Maroni ha solo parzialmente riveduto tale articolo, prevedendo il divieto di vendita di tessere, biglietti e abbonamenti per i tifosi colpiti da DASPO negli ultimi 5 anni. Non più una diffida a vita, ma una vistosa limitazione di libertà che in molti non sono disposti a subire.

C’è un errore, però, che rischia di rendere inutile ogni dibattito sulla tessera del tifoso: un falso luogo comune che può depistare il “no” alla tessera. L’articolo 9, infatti, non si applica solo alla tessera del tifoso ma ai titoli di accesso alle manifestazioni sportive di ogni tipo e formato. Voucher, mini abbonamenti, fidelity card e chi più ne ha più ne metta: dal 2009 ad oggi se sei entrato in uno stadio d’Italia hai, volontariamente o meno, accettato l’articolo 9, se hai ricevuto un DASPO negli ultimi 5 anni non puoi entrare.

Trattandosi di un decreto ministeriale, non spetta alle società o all’Osservatorio modificare l’articolo 9: è esclusiva competenza del Parlamento.

Sulla base di ciò, rimangono tre opzioni ai tifosi: accettare la tessera del tifoso e tutto ciò che comporta; tentare di modificare i difetti rimanenti della tessera seguendo l’esempio romanista della Fidelity Card oppure rinunciare all’ingresso in qualsiasi stadio d’Italia fino a quando esisterà l’articolo 9.

Qualsiasi  altra supposizione non tiene conto della realtà delle cose: il no all’articolo 9 è una “lotta politica”, da perseguire con strumenti politici; il “no” alla tessera è un altro genere di protesta, che può essere messo in atto con espediente già sperimentati da alcune società calcistiche italiane.
Appurato ciò, non resta che discutere riguardo altre problematiche legate alla tessera. Rifiutare uno strumento dotato di chip RFID (identificazione a radiofrequenza) e inscindibilmente legato al sistema della carta di credito è un atto legittimo, ma a differenza dell’articolo 9 in questo caso le società possono andare incontro al tifoso.

L’esempio lampante è quello di Roma, dove l’attività dell’avv. Contucci ha permesso la nascita della “AS Roma Club Home” e della “Roma Club Away“: tessere non dotate di chip RFID, senza alcun codice etico da accettare e che hanno permesso l’ingresso allo stadio senza la tessera del tifoso.

L’obiettivo di questo (lungo) articolo è solo uno: fare chiarezza su cosa voglia dire accettare o meno la tessera del tifoso,sgombrare il campo da false verità che rischiano di “inquinare” il dibattito.  Ogni tifoso, ultras e non, è chiamato a scegliere consapevole del fatto che esistono strade alternative all’accettazione passivo o all’abbandono degli stadi.

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