» » » » » » » » Fondazione Sef Torres 1903, Carboni: “Piraino-Minunzio, salvate la Torres. Noi non molliamo, disposti ad incontro pubblico con la proprietà”.


Una giornata importante e che ridà un po’ di carica e adrenalina ad un popolo, quello di fede torresina, abbacchiato dalle ultime vicende societarie, ma soprattutto dall’assenza di novità positive. La Fondazione Torres, infatti, è stata ammessa come parte civile al processo “Dirty Soccer”, uno dei filoni dell’inchiesta sul calcioscommesse. Una decisione, quella del GUP di Catanzaro, che crea un precedente non da poco, rilevante per il club sassarese ma in generale per il calcio italiano. I tifosi di una squadra (in questo caso rappresentati dalla Fondazione) possono ambire ad essere risarciti dai responsabili di atti che hanno danneggiato il club.

A prescindere da quelle che saranno le evoluzioni future su questa e altre questioni, la cosa importante è sottolineare come noi abbiamo individuato in Domenico Capitanil’unico responsabile di tutto ciò che è accaduto e sta accadendo alla Torres”, il commento lapidario ma deciso di Umberto Carboni, presidente della Fondazione SEF Torres 1903.

“C’è di più – continua Carboni – al netto delle responsabilità individuate nella gestione Piraino, la legittimazione odierna da parte del GUP di Catanzaro è un unicum, una prima volta che potrà cambiare tante cose. Siamo solo all’inizio – assicura l’avvocato sassarese -, noi non molleremo l’osso”, avvisa con fermezza, quasi promettendo ai sostenitori rossoblù come la Fondazione voglia affondare dopo avere trovato un pertugio.

“Dopo tanti mesi – racconta Carboni – abbiamo avuto l’ok dal giudice per far si che il tifoso possa essere risarcito. Questo dimostra che quanto da noi fatto un anno fa, al fine di far emergere la realtà che purtroppo oggi è nota, non era campato per aria. Lo dico e lo rivendico, perché a suo tempo la società Torres e il suo ufficio stampa risposero accusandoci di essere ignoranti alle nostre domande sul bilancio della società di via Coradduzza”.

Il processo, dunque, si arricchisce di una controparte al cospetto di Domenico Capitani, il presidente che raccolse la Torres gratuitamente dalle mani di Antonello Lorenzoni, senza debiti e promossa in Lega Pro: il bilancio parla di due retrocessioni (una sul campo e una a tavolino) inframezzate dal ripescaggio. “Se le cose vanno come devono andare – continua Carboni -, Capitani dovrà difendersi dal Pubblico Ministero ma anche dalla Fondazione Torres, da questo momento in poi ci comporteremo come indica il nostro statuto e come tutti i tifosi della Torres dovrebbero fare”.

L’attualità vede uno stadio vuoto, una piazza calda ma in aperta contestazione nei confronti della proprietà, un totale disinteresse verso le vicende di campo. “Il presidente ha parlato di noi come persone che rifiutano il confronto – attacca Carboni – La verità è che, quando Piraino e Minunzio ci hanno chiesto un incontro, noi abbiamo risposto che non siamo disposti a chiuderci con loro in una stanza, bensì a parlare davanti alla gente, in pubblica piazza. Scrissi loro una mail per riunirci davanti a tutti alla Camera di Commercio, ma non c’è stato nulla da fare. Ribadisco l’invito: confrontiamoci, ma non in privato, e rispondano alle nostre domande, che sono quelle dei tifosi; siamo disposti anche ad accollarci le spese dell’affitto del locale”.

La paura, però, è quella di un nuovo fallimento. “Come ho detto nella precedente intervista a SardegnaSport.com (LEGGI QUI), l’istanza di fallimento può essere presentata dai creditori o da un Pubblico Ministero. L’unica persona che può salvare la Torres, oggi, è Piraino: ripiani i debiti se ne è in grado, altrimenti ci risponda sull’ammontare degli stessi, e depositi i bilanci. I problemi odierni della Torres nascono con Capitani, ci tengo a dire che il nostro recente silenzio trova ragione nell’attento studio che stiamo portando avanti a professionisti di alto livello, per valutare ogni aspetto e ragionare anche su quelle che sono le responsabilità di chi oggi gestisce la società”.
La chiusura di Carboni è piena di rammarico: “Dispiace che oggi ci troviamo a commentare e lavorare su una situazione molto negativa, e che quando la facevamo notare siamo stati etichettati nelle maniere più assurde e negative anche da chi si è sempre (e tuttora lo fa) professato tifoso della Torres: tifosi, addetti ai lavori, sardi che anziché fare il bene della Torres hanno spalleggiato e aiutato Capitani nella sua nefasta opera”.

Dello stesso tenore del presidente, le parole del Direttore Generale della Fondazione, Massimo Pedoni: “La Fondazione è nata per difendere e tutelare il buon nome della Torres. Da tempo avevamo lavorato con i nostri avvocati per costituirci parte civile, la decisione odierna dimostra che le cose possono cambiare in meglio per la Torres e per il calcio italiano in generale, è un piccolo ma non trascurabile segnale: qualcuno, adesso, è chiamato a rispondere anche davanti ai tifosi”.
Pedoni non usa giri di parole di fronte allo spettro del fallimento della Torres. “Non so quanto questa situazione sia salvabile – commenta – l’ammontare dei debiti non può non spaventare chi fosse intenzionato ad investire e rilevare la società. Un anno e mezzo fa analizzavamo i bilanci e si vedeva quello che poi è diventata cosa nota, rimaniamo in attesa, siamo pronti a ripartire con rinnovata passione al di là della categoria. La Fondazione non tira la volata a nessuno, auspica una soluzione chiara ed pronta a lavorare per la Torres, senza preclusioni per chi vuole fare il bene di essa”.

Su possibili novità a breve termine: “Le quote sono di Piraino e Minunzio, sono loro che dovrebbero vendere, non ci vogliono esperti in economia per capire la direzione in cui si sta andando. Ci piange il cuore, non possiamo andare allo stadio, lavorare al fianco della società, ma nel momento in cui ci sono certi atteggiamenti e comportamenti diventa inevitabile prendere le distanze”.

di Fabio Frongia da sardegnasport.com

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