Intervista ad Andrea Gigliotti, presidente della Cooperativa Modena Sport Club di Michele Palmiero da: noisamb.it

MODENA – Il 18 dicembre 2008 nasceva la Cooperativa Modena Sport Club, la prima forma di azionariato popolare d’Italia. Fin dalla sua nascita, l’associazione modenese è stata un punto di riferimento per i tanti azionariati nati negli ultimi anni, tra cui la “nostra” Associazione Noi Samb. Il perché di questo fenomeno ce lo spiega Andrea Gigliotti, presidente della Cooperativa.

“Non è un caso se proprio in questo momento storico sta aumentando il numero di associazioni di tifosi. Il calcio italiano vive un momento di profonda crisi: continui fallimenti, scandali all’ordine del giorno, una lista infinita di banditi a caccia di nuove piazze da sfruttare per i loro affari. Il calcio ci sta mandando una richiesta d’aiuto e solo noi tifosi abbiamo gli strumenti per cogliere questo grido d’allarme. Salvare il calcio è una nostra responsabilità”.

Nel prossimo turno di campionato la Samb affronterà il Modena, squadra che sta vivendo uno dei momenti più difficili della sua storia. “La nostra squadra – afferma Andrea – in questo momento appare inadeguata non solo per la Lega Pro, ma anche per una serie D. Mancano giocatori di categoria, abbiamo avuto molti infortunati e la classifica è pericolosissima. Una retrocessione per noi sarebbe uno smacco troppo grande, dal momento che il Modena non ha mai disputato un campionato di Serie D. Ma le cause sono a monte”.

I problemi che affliggono la squadra emiliana infatti non sono esclusivamente tecnici. “Da tempo la tifoseria è in rotta con questa società. Lo ripetiamo da anni: Caliendo deve lasciare il Modena Calcio ai modenesi. Anche il Comune ha espresso pubblicamente il suo malcontento verso l’attuale gestione. A Modena non c’è più passione per la squadra di calcio della città, all’ultima partita hanno assistito solo 600 paganti. La nostra speranza è che l’attuale società lasci Modena il prima possibile”.

Come si è arrivati a questo strappo? “Dal 2011 la nostra Cooperativa fa parte del Modena Calcio con l’1% del pacchetto azionario. In quell’anno la squadra era di proprietà della Cpl Concordia, i cui vertici in seguito sono stati arrestati anche con l’accusa di collusione con la camorra. La proprietà intanto era passata al gruppo Acgf, ovvero la società di Antonio Caliendo, e dopo appena 6 mesi sono venuti a galla i primi problemi. Il Presidente Caliendo non ha mai mostrato alcun tipo di trasparenza nella gestione societaria, ha interrotto ogni rapporto con la Cooperativa e ha cercato in tutti i modi di mettere i tifosi gli uni contro gli altri. Persino ora una parte dei tifosi è disposta a perdonare le colpe di Caliendo in nome di una ‘mancanza di alternative’. Per noi un’alternativa c’è ed è il gruppo di imprenditori rappresentato da Marco Ballotta”.

Nel 2016 sono ben due le società gestite da associazioni di tifosi: Ancona e Prato. Le difficoltà con cui hanno dovuto fare i conti entrambe le realtà hanno alimentato lo scetticismo nei confronti dell’azionariato popolare. E’ davvero questo lo strumento giusto per riportare i tifosi al centro del sistema calcistico?

“Io sono convinto di sì. In qualsiasi rivoluzione culturale ci sono difficoltà da affrontare. Ancona e Prato hanno avuto la fortuna/sfortuna di essere le prime, toccando con mano i problemi della gestione quotidiana di una squadra di calcio. Gli errori e gli ostacoli serviranno a loro ma soprattutto alle altre associazioni per migliorare e far crescere l’intero movimento. Noi tifosi abbiamo sempre delegato ad altri: è il momento di assumerci maggiori responsabilità e vivere attivamente l’amore per la squadra della nostra città”

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