» » » » » » » » Venezia United - Logistica e trasporti, sul Penzo investimenti necessari in attesa del nuovo impianto


Carlo Rubini, direttore editoriale di www.veneziaunited.com, riflette, dopo il pienone nel derby e prima di quello, prevedibile, con il Parma, sul rapporto tra del club arancioneroverde con il pubblico e la città, individuando nella logistica e nei trasporti il settore cruciale su cui intervenire in attesa del nuovo impianto:
di Carlo Rubini

La nostra beneamata squadra non sta demeritando in questo girone B della Lega Pro, molto equilibrato. Ci sono alti e bassi, la squadra probabilmente va rafforzata a Gennaio se vuole fare un allungo decisivo. Ma essere in vetta al giro di Boa è, come si dice, “tanta roba”, se si pensa a ‘come eravamo’ e a come siamo ripartiti. Piuttosto è il rapporto con il pubblico e con la città ad essere ancora alterno, un terreno in cui c’è ancora molto da lavorare. Nel nostro girone ci sono piazze che stanno decisamente meglio. Da questo punto di vista la partita con il Padova è stata un’occasione buttata. Abbiamo riempito il Penzo con una maggioranza di cosiddetti ‘occasionali’. Che non sono da disprezzare come invece fa una parte di fedelissimi che spesso colpevolizzano chi viene ogni tanto. Scioccamente perché gli occasionali sono quelli che nelle piazze con pubblico a cinque cifre fanno il numero alto stabilmente. Solo che altrove gli ‘occasionali’ ruotano e si sostituiscono tra loro parzialmente ogni volta andando a costituire lo stabile valore aggiunto ai fedelissimi. Noi quel giorno con il Padova invece li abbiamo presi quasi tutti insieme gli ‘occasionali’ e ovviamente con la figura che abbiamo fatto per un po’ non torneranno. Vagli a spiegare che la squadra è pienamente in partita nel campionato e che anzi primeggia. Loro hanno visto ‘quella’ partita e la memoria torna lì. In realtà c’era con il Padova l’occasione di aumentare il numero degli stabili. E’ vero che sono stati anche testimoni di come la squadra sia vessata dagli arbitri. Ma è una passeggera consolazione. Diciamolo: si è un po’ sprecato quel momento. Però l’occasione si ripeterà perché il Parma è alle porte. Quello non è un derby ma è una partita di prestigio che ha il sapore delle serie maggiori. Se si vince la partita del pubblico, bisognerà vincere anche quella sul campo perché poi l’occasione non tornerà veramente più per un pezzo.

Quindi il rapporto con la città resta ancora un tema aperto. Non vai da nessuna parte se questo legame stenta. Ovvio che la questione stadio torna prepotentemente d’attualità, soprattutto se si punta in alto. Al Penzo ormai la serie A non si può più fare e quindi questa categoria per almeno tre anni, il tempo minimo da oggi per avere uno stadio nuovo e agibile, è bene non raggiungerla subito e magari sarebbe più opportuno rimanere a rafforzarsi più in basso, per esempio in B, che comunque va raggiunta al più presto, essendo per ora per noi solo una lettera dell’alfabeto. Perché emigrare per un’ipotetica A senza stadio, e Padova sarebbe la più logica sede per vicinanza, sarebbe buttare a mare, anche per una evidente questione di orgoglio, il rapporto con la città, che magari potrebbe essere migliorato ancora fino a quel momento.

Sia chiaro lo stadio nuovo è una condizione necessaria ma non certo sufficiente, prova ne sia che ci sono piazze con stadi faraonici da oltre 30.000 posti, ben posizionati nel loro bacino, regolarmente semivuoti, piazze che con stadi del genere fanno comunque piccolo cabotaggio anche più in basso di noi e che sgomitano per risalire. Perché poi con lo stadio ci vuole un’azione coordinata e torna il discorso del rapporto con la comunità cittadina, qualcosa che ha più a che fare con la sociologia, con le strategie di comunicazione, con la cultura, con l’economia del contesto, più ancora che con lo sport e con il calcio stessi.

Per ora acconciamoci a far rendere il Penzo al meglio. Il vetusto stadio può essere ancora migliorato nelle strutture e reso raggiungibile più facilmente. Va invertita la percezione della sua lontananza, perché se i trasporti sono organizzati bene di fatto i tempi di accesso possono essere non troppo lontani dai tempi di accesso ad un normale ed affollato stadio ( con parcheggii lontani, code al rientro etc ). Qualcosa si sta facendo con le navette dirette, ma resto convinto che la percorrenza più veloce è quella che porta il più vicino possibile il mezzo su gomma ( leggi autobus) e accorcia il più possibile quello acqueo con tempi di rottura di carico ridotti al minimo attraverso coincidenze. Attraverso un articolo più circostanziato torneremo sull’argomento per fare delle proposte alla società, all’ACTV e all’amministrazione comunale, qualcosa di simile a un documento o a una relazione che potrebbe tornare utile a tutti. Per ora si rifletta sul fatto che in assoluto la soluzione più veloce tra terraferma e Sant’Elena, e diamo un’anteprima della proposta, è quella con l’inetrscambio terra acqua a San Basilio, soluzione mai presa in considerazione e che invece ha tempi netti tra Mestre centro e sant’Elena di 35 minuti, competitivi in assoluto con qualsiasi altro percorso e combinazione. E poi un’altra idea che rielaborereremo. Se si vuole sensibilizzare la provincia orientale e facilitarla negli accessi si è mai pensato che da Punta Sabbioni ci vogliono 20 minuti di navigazione per raggiungere Sant’Elena, il che vuol dire che da San Donà di Piave in un’ora al massimo sei nello stadio?

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