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Dopo l'intervista a Andrea Gigliotti, presidente della Cooperativa Modena Sport Club: Il Modena ai modenesi? As pol fer! di seguito un interessante approfondimento sulla crisi del Modena Calcio dal Corriere di Bologna cartaceo · 5 Dic 2016 · di Fernando Pellerano.

Viaggio a Modena,dove il calcio sta sparendo.

Il Modena sprofonda verso i dilettanti e in città parlano tutti (male) di Caliendo Il sindaco vuole che se ne vada, lui non vende I tifosi avviliti temono che il club sparisca

Abbandonato dai tifosi e in mano alla gestione di Caliendo, invisa a tutti in città: il destino del Modena, sprofondato nelle parti basse della classifica in Lega Pro (la ex serie C), sembra segnato. Il Braglia è deserto, qualcuno si augura il fallimento per poter ripartire. «Ma Caliendo non fallirà» dice chi lo conosce bene. Nel frattempo il popolo degli sportivi è tornato a sostenere il volley e nessun imprenditore del ricco tessuto economico cittadino si interessa al calcio. «Il nostro problema è che siamo schiacciati dalla territorialità».

«No no, se si presenta non gli do da mangiare, può star sicuro che qui Caliendo non entra». Parola del mitico Ermes Rinaldi, il ristoratore più famoso di Modena, come sa bene lo stesso Massimo Bottura, altro numero uno di un campionato diverso però. Se il presidente gialloblù è inviso anche nella trattoria di via Ganaceto, cuore della modenesità — pasto completissimo 20 euro, prenotazioni vietate, fila perenne, cucina aperta fino alle 15.30, ti siedi dove capita capita, foto vintage della squadra, sciarpe appese ai muri, fede indiscussa — siamo a posto.

«Non voglio parlare del Modena, lasciamo stare, non voglio intristirmi», dice Al Gabian, come lo chiamano gli amici, «dovrei parlare di quello lì e non ne ho voglia». E i giocatori vengono a mangiare da voi? Dalla cucina spunta Bruna, la cuoca, «qualcuno, pochi, arrivano invece quelli del Sassuolo». Ahia, ecco il doloroso refrain che rimbalza all’ombra della Ghirlandina, ferita da un pallone afflosciato, mentre in provincia è meravigliosamente gonfio. Sofferenza di una città scippata da uno dei suoi giochi più amati, il calcio. I canarini non riescono più a volare, camminano in Lega Pro. E pure penosamente, quasi in fondo alla classifica vicino al baratro della retrocessione nell’inferno dei gironi dilettanti.

Dalla A dei primi anni 2000, alla tranquilla serie cadetta degli anni successivi fino al ribaltone firmato negli ultimi quattro anni da Antonio Caliendo, presidente dai grandi annunci e da una gestione complicatissima, ampiamente deficitaria e invisa a quasi tutta Modena. «La squadra va malissimo per colpa sua», dicono tutti così. Tutti. A parte ovviamente i suoi fedelissimi, piazzati dentro al club come se fosse una roccaforte. Antonio Caliendo. Ormai noto quasi come Pavarotti, Bottura, Ferrari o il sindaco Muzzarelli. Se chiedi alle sdaure che frequentano il mercato Albinelli non cadono di certo dalle nuvole. Lo conoscono, ne hanno sentito parlare, alzano gli occhi al cielo.

Sembra quasi di essere a Roma sponda Lazio, con Lotito a guidare e la curva che volta le spalle e diserta l’Olimpico. Anche al Braglia sta accadendo la stessa cosa. I tifosi non vogliono dare i soldi al presidente, quindi non entrano, e magari vanno in trasferta. Come ieri a San Benedetto, per seguire la prima partita di Eziolino Capuano nuovo funambolico e coloratissimo allenatore, «voglio che i miei azzannino le caviglie degli avversari», che ha preso il posto dell’esonerato Pavan dopo la sconfitta a Santarcangelo per 2­0 di una settimana fa. Braglia deserto che arriva a malapena a 1.000 spettatori: 619 con l’Albino Leffe. «Eravamo in più di 20 mila in serie A con 10 mila abbonati», dice un tifoso che passeggia davanti a Sant’Agostino, «tutta colpa di Caliendo». Un disco rotto. «In questi quattro anni, dopo i primi due con i playoff persi e poi sfumati, siamo sempre andati peggio. E si sta preparando l’ultimo tonfo». Curva ai minimi termini. La Sud s’è sciolta nel 2014 e gli storici della Vecchia Brigata hanno cercato di ricreare una base di giovani canarini che ora tifano sotto la sigla Qbr, «quei bravi ragazzi». Insieme formano uno zoccolo duro di una trentina di ultras che continua a seguire e sostenere la squadra, «ovvero la maglia prima ancora dei giocatori». E contestano apertamente Caliendo che un mese fa ha dovuto abbandonare la tribuna durante una partita e rifugiarsi nelle stanze del club, che si trovano dentro al Braglia.

«Non lo vuole neppure il Comune, che ha speso 600 mila euro per rifare il campo che da tempo la società non cura, come del resto lo sporchissimo stadio, ed è diventato un campo di patate». Ma il presidente il Comune lo paga? «In ritardo di 6 mesi. Ma lascia a bocca asciutta i fornitori». Dal punto di vista sportivo, senza risorse e con poche idee, l’ex agente di giocatori a partire da Antognoni (il primo a firmare una procura) e poi Dunga, Baggio, mezza Argentina finalista mondiale nel ’90 e tanti altri, non combina niente di buono.

«Ormai sembra il club dei napoletani», lamentano i tifosi gialloblù legatissimi alla cordata d’imprenditori canarini riuniti sotto la Ghirlandina Sport capitanata dalla Cpl Concordia fino al 2012, quando scoppiò il bubbone del post terremoto e mollarono tutto a Caliendo e alla sua finanziaria World Promotion Company con sede in Lussemburgo: «Ci sono lui, il ds Pavarese, l’allenatore Capuano e pure l’addetto stampa irpino Vistocco». Insopportabile per chi sogna ancora una proprietà modenese e a stento accetterebbe un Saputo che arriva da chissà dove. «Siamo ostaggio di troppa provincialità», dicono altri tifosi. La squadra va malissimo, la città è disamorata ma tutti sanno cosa sta succedendo, seguono le vicende di quei colori. Sindaco compreso, che vorrebbe un altro presidente e di recente è stato fotografato con una t shirt «Caliendo vattene».

Caliendo dice di non riuscire a vendere, eppure l’ex portiere Ballotta è pronto a Contestazione e stadio vuoto Contro l’Albinoleffe solo 619 spettatori in tribuna al Braglia Il pubblico sportivo vive per il volley ed è schiacciato dalla territorialità rilevare tutto grazie a imprenditori del territorio che rimangono ancora al buio. «Non vogliono incontrare il presidente», dicono alcuni, «non c’è nessuno», ribattono gli scettici. E quanto costa il Modena? Il pres dice di averci speso 7 milioni e comunque nel pacchetto ci mette anche il suo (personale) centro sportivo Mammut al centro di operazioni immobiliari poi sfumate (col Comune). Pallone di cemento. Intanto il club è stato trasformato da spa (nel cda aveva messo la figlia, il figlio, il figlioccio: non è uno scherzo) a srl e Caliendo s’è nominato amministratore unico. Capitale 120 mila euro. «In città non si vede molto, lui vive fra Roma e Montecarlo dove ha la residenza. Quando resta qua va in albergo e lo cambia sempre», racconta un bene informato che vuole rimanere anonimo. Fallimento in vista? «Noi non siamo mai falliti, unici in regione», precisa un fedelissimo, «e lui non è tipo da farlo».

Anche i 408 dell’azionariato popolare, rifiutando una ricapitalizzazione (dovevano versare 22 mila euro), sono usciti dal club rinunciando al loro 1%. È una fuga triste e disperata. Attraversando la città si tocca con mano la tristezza, «è una città che si deprime facilmente», spiega un ultrà, «poi c’è il volley e il lavoro: tutti a testa bassa qua e il calcio viene snobbato». Poi però sui social — ormai sono lì i ritrovi dei tifosi — scatta l’orgoglio e dal forum «armata gialloblù» viene lanciato un hashtag divenuto virale: #comprailmodena.

Mille post, tanti anche divertenti, ma nessun industriale che si faccia avanti. La rete fa colore ma non paga. Nessuna bandiera gialloblù in giro, gagliardetti sbiaditi nei bar, poche chiacchiere in giro. Al Caffè Concerto, in Piazza Grande, non si parla del Modena, «ma vengono spesso a trovarci i giocatori del Sassuolo». Spina nel fianco, come quella carpigiana. Qui il campanile, seppur pendente, è fortissimo. «Siamo schiacciati da questa ottusa territorialità», dice l’ennesimo anonimo (tutti conoscono tutti eh). «Guarda cosa succede a Bottura che dopo aver detto che se al referendum vince il “no” lui se ne va: apriti cielo, lo volevano buttare fuori ancora prima della consultazione e lunedì sera c’è un ritrovo fuori dalla Francescana di suoi oppositori…». Nemo profeta in patria e non solo per il referendum. Troppa visibilità, qua, infastidisce. Anche se sei ambasciatore nel mondo di MO. Pensa se la squadra l’acquistasse proprio Bottura! «Impossibile, a lui non gliene frega niente del Modena e poi è interista», la chiosa graffiante all’ombra di una Ghirlandina un po’ autodistruttiva e che non riesce a reagire. «Siamo vittime di una gestione folkloristica con un personaggio che prende in giro i tifosi, ora annunciando Trezeguet ora Baggio allenatore: non lo vogliamo più vedere, ma continueremo a seguire sempre il Modena, sempre», fanno sapere dalla curva, cuore pulsante di questo gioco, anche quando va male.

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