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Primo contributo di approfondimento sul DOSSIER STADIO(qui intro) realizzato dall’associazione VeneziaUnited, il Supporters Trust dei tifosi arancioneroverdi, per scandagliare a fondo i vari temi che animano il dibattito sul nuovo impianto.

Il cammino recente dello stadio nuovo

Come premessa agli interventi che pubblicheremo nei prossimi giorni, con Franco Vianello Moro, consigliere di VeneziaUnited che ha seguito in prima persona negli ultimi anni il tortuoso cammino dei progetti riguardanti il nuovo impianto di Tessera, ripercorriamo la storia recente in tutti i suoi passaggi più importanti:

IL CAMMINO RECENTE DELLO STADIO NUOVO

Che attorno allo stadio nuovo in Terraferma si siano spesi decenni in inutili e sterili proposte è un fatto acclarato.

Che serva uno stadio nuovo di fronte a progetti così ambiziosi del Boss del Venezia FC Joe Tacopina è un altro punto di ancoraggio: incrociando le dita questo campionato potrebbe concludersi con la seconda promozione consecutiva della squadra ArancioNeroVerde e la prossima stagione sarebbe Serie B: tutti al P.L.Penzo!

Che tutto sia così semplice e facile come sembra trasparire da un’intervista concessa recentemente dal Sindaco a “Lo Schitto” e dal can-can giornalistico prodotto da La Nuova Venezia e dal profluvio di interventi dei tuttologi sui social la dice lunga sulla concretezza della proposta.
Bisogna fare uno sforzo e cercare di ricostruire tutta la vicenda nei suoi passaggi essenziali.
Non è un esercizio né facile né agevole, certo che è molto meglio fermarsi a leggere i titoli dei giornali e commentare a sproposito!

Il 31.01.2012 Il consiglio comunale (quello guidato da Orsoni e appoggiato da una maggioranza PD) approva il PAT e la destinazione è a “Cittadella dello Sport”. E’ previsto lo Stadio, le cubature sono indicate e i limiti della cosiddetta “speculazione immobiliare” sono fissati.
Ci si mette di mezzo SAVE che ha progetti ambiziosi su quelle aree (la costruzione della seconda pista).

SAVE acquisisce/opziona alcuni terreni oltre il Quadrante.

ENAC arriva a prescrivere le regole dettate dalla normativa aeroportuale e interdice la costruzione dello Stadio dentro il Quadrante per rispettare le distanze di sicurezza entro 1 km. dalla pista.

Il 7.6.2013 il sindaco Orsoni è convinto che non sarà facile arrivare ad un accordo che coinvolga direttamente anche Save: «Se la società di gestione entrasse in questa logica dell’interesse pubblico sottostante allo sviluppo dell’area, in conformità agli indirizzi dati da Enac e Comune, sarebbe auspicabile. Altrimenti non è del tutto preoccupante perché comunque la cosa importante è arrivare ad un accordo con Enac, dopodiché la disciplina di quei terreni sarà conforme a quello che Comune e Enac decideranno di fare». Vale a dire che se il Comune riuscirà ad accordarsi con Enac, poi Save dovrà adeguarsi. E la base di questo patto dovrebbe essere quella che il sindaco ribadisce da mesi, ossia uno scambio alla pari tra le aree che il Comune possiede e che servono a Save per costruire la seconda pista, e i terreni che la Save ha recentemente opzionato e che servono al Comune per costruire lo stadio, dato che sono fuori del cerchio con raggio di un chilometro dal centro carreggiata della nuova pista nel quale vige il vincolo aeroportuale

Il 21.11.2013 si può leggere sui giornali:
“Sembra essere questione di giorni, qualche settimana al massimo, per un accordo tra Comune ed Enac sul quadrante di Tessera. I due enti potrebbero firmare un protocollo che ridisegna lo sviluppo dell’area spostando lo stadio verso nord (Dese) vista l’impossibilità di realizzarlo dove era stato originariamente previsto, a causa dei vincoli che derivano da un’eventuale seconda pista dell’aeroporto. E’ questa la soluzione che auspica il sindaco Giorgio Orsoni, che anche la scorsa settimana si è incontrato con i vertici dell’Ente nazionale per l’aviazione civile.”

Un paio di mesi dopo il 17.01.2014 arriva una nota dell’Assessore all’Urbanistica Andrea Ferrazzi (PD)

La questione dello stadio è altra cosa —precisa Ferrazzi — ora si sono liberate delle opzioni, più di 20 ettari di terreno fuori dalla fascia protetta (le aree private che aveva opzionato Save), cogliamo l’occasione, non fosse arrivata la seconda pista a complicare le cose, avremmo già concluso sullo stadio». Pare ormai una questione di giorni, Enac — l’Ente nazionale di aviazione civile — dovrebbe rispondere a Ca’ Farsetti e sciogliere i dubbi sulla compatibilità della struttura con lo scalo, indicando come e cosa è possibile realizzare al di fuori della fascia di rispetto della seconda pista prevista dal master plan di Save.

Il 09/05/2014 VeneziaUnited promuove assieme a IUAV un workshop sulle problematiche relative alla realizzazione del nuovo stadio. Fra le numerosissime cose che emergono (e che se c’è la voglia di approfondire si possono trovare qui: Lo stadio che verrà. Una nota dell’Associazione VeneziaUnited ) ci sono le nuove norme inserite nell’articolo 1 della Legge di Stabilità (n.147/2013), dove ai commi 303-306 vengono definite le modalità, l’iter e le ipotesi di finanziamento per l’ammodernamento e la realizzazione dei nuovi stadi in Italia.
In quella giornata si sono alternate opinioni legate alla progettazione della struttura ad altre più tecniche legate al lungo iter burocratico vincolato al Quadrante di Tessera e ai vincoli imposti da Enac

I giornali rendicontano: “Una discussione voluta e sollevata da VeneziaUnited che ha cercato di capire quali sono le carte in tavola oggi e di scoprirne qualcuna in grado di dire qualcosa di più sul futuro del progetto. Un fatto, non nuovo ai più, è emerso: esiste una conflittualità, non solo di forma ma anche di sostanza, tra la volontà di realizzare il nuovo stadio e la nuova sede del Casinò. Ad evidenziarla è stato proprio Carlo Trevisan (all’epoca amministratore delegato di Venice Academy) «Stadio e casinò sono due risorse che nascono nel progetto per fini diversi e tra questi il Comune deve scegliere – spiega – Oggi gli stadi, grazie anche all’ultima legge introdotta dallo Stato, non sono più delle opere pubbliche ma degli strumenti di business Non abbiamo in progetto di fare dei centri commerciali, Mestre ne ha fin troppi (ma guarda un po’, non è solo Ferrazzi che lo dice! ndr), ma di valorizzare l’area con strutture sportive, una foresteria per giocatori, creare delle aree tematiche che siano poi in grado di portare utile»

Ad oggi, se non abbiamo preso un granchio, la Regione Veneto non ha ancora licenziato il PAT del Comune di Venezia: così tanto per dire.

Cosa c’è da aggiungere?
Che è del tutto evidente che la questione sia molto più complessa di come superficialmente qualcuno vuole farla apparire, che c’è assolutamente bisogno di seguire le procedure nella massima trasparenza proprio per non incorrere in intoppi né in lungaggini fuori da ogni controllo.
Per esempio, solo la procedura prevista dalla Legge di Stabilità – di cui sopra – stabilisce una corsia preferenziale (attraverso una conferenza dei servizi) per l’approvazione del PRG, che non prenderà meno di 8 mesi.
Che non sono più le aree di proprietà del CMV interessate dalla realizzazione sportiva (per via del vincolo ENAC): tra l’altro il loro valore a bilancio è di 45 milioni €.

Che bisogna smetterla di far finta che sia una questione solo di volontà politica, perché poi i conti devono tornare all’Amm.ne C.le che deve fare gli interessi della collettività e al Privato che decide di investire.

E smettiamola di credere alle favole, perché porre questioni, cercare di capire, approfondire, stimolare a far meglio non può esser visto come un remare contro.

E’ esattamente il contrario: è del tutto evidente che chi cerca le scorciatoie è il nemico numero 1 dello Stadio Nuovo.

Franco Vianello Moro, consigliere di VeneziaUnited

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