» » » » » » » » » » » Forever Ultras Bologna 1974: ‘No al codice di gradimento! Sì alla “Standing Zone”!’


No al codice di gradimento! DASPO societario e dintorni: la fine del calcio italiano?!

Esattamente un anno fa veniva in sostanza decretata la fine della famigerata tessera del tifoso,
così che -quasi- tutte le tifoserie hanno potuto ritornare in trasferta e hanno avuto la possibilità
di sottoscrivere un vero e proprio abbonamento.

Non solo: sono stati “liberalizzati” anche gli strumenti del tifo.

Risultato: più tifosi in trasferta, stadi in generale più pieni, ambienti più coinvolgenti, passionali
e partecipi.

Per la prima volta dopo tanti anni il trend negativo della media spettatori è stato finalmente
invertito, interrompendo una lunga agonia che durava almeno da un decennio, ridando una
speranza concreta anche a noi, che il calcio lo amiamo in maniera viscerale e abbiamo sempre
cercato di difenderlo da banditi e avvoltoi.

Grazie anche al nostro contributo, sembrava finalmente che tutti avessero preso coscienza dei
reali problemi che attanagliano da molto tempo il calcio italiano, perfino i nostri “governanti”,
tanto che la scorsa estate si era fatto un significativo passo indietro rispetto alla strada
autodistruttiva che qualcuno (non certo noi) aveva intrapreso negli ultimi decenni.
Si ricominciava così a ragionare ritornando a una logica che almeno fino agli anni novanta
aveva sempre pagato, e grazie alla quale questo sport era diventato sempre più grande,
spettacolare e partecipato.

Il calcio è sempre stato del popolo, e al popolo alla fine sembrava che volessero riconsegnarlo,
almeno così ci era sembrato.

Purtroppo, tutti oggi stanno scoprendo che la verità è un’altra.

È di questi giorni infatti la ratifica di un nuovo documento (imposto dall’Osservatorio per le
Manifestazioni Sportive alla FIGC e alla Lega) che obbliga le società ad applicare un codice di
gradimento, un codice etico, un codice comportamentale molto invasivo che nell’intenzione di
molti presidenti diventerà una sorta di DASPO societario.

Una nuova spada di Damocle sulla testa di tutti i tifosi di calcio, imposta fra l’altro sottobanco e
in un periodo (quello estivo) durante il quale molti cittadini sono distratti o addirittura assenti.
Uno strumento che non prevede fra l’altro ricorsi, se non in forma ufficiosa alla stessa società di
origine, quindi -come si può ben capire- senza alcuna garanzia.

Un sistema di norme di natura privatistica con il quale ciascuna società (con ampio margine di
discrezionalità) decide le proprie regole alle quali subordinare tutti i propri tifosi, che di fatto, in
caso di comportamenti ritenuti non conformi al suddetto codice, possono vedersi ritirato (anche
per sempre!) il proprio biglietto o l’abbonamento.

E questo avviene oltretutto in un Paese in cui gli stadi di proprietà sono l’eccezione, non certo
la regola (ad ogni modo il codice è una vera e propria porcata).

Per far capire la malafede di questo nuovo strumento machiavellico/repressivo, abbiamo
raccolto un campionario di norme tratto dai codici di varie società, che per praticità riportiamo
nelle note del presente documento.*

Naturalmente, sono solo alcuni degli esempi più grotteschi che siamo riusciti a recuperare, e
ogni città, ogni tifoseria con molta probabilità potrebbe aggiungerne altri, anche peggiori.

In ogni caso, come si può ben capire, sono tutti punti/concetti strumentalizzabili, interpretabili e
adattabili a diverse situazioni di comodo che porteranno vantaggi in particolare ai presidenti più
disonesti.

Per questo alcune cose devono essere chiare a tutti:
1) nella maggior parte dei casi, per accettare il codice non è necessaria alcuna firma; il semplice
gesto di acquistare un biglietto/abbonamento comprende in maniera implicita e consapevole
l’accettazione e la condivisione dello stesso (alcune società il codice non lo pubblicano
nemmeno per evitare possibili critiche e malumori; ciò non significa che non esista o non sia
applicabile, al contrario, ndr);

2) esiste già un regolamento d’uso dello stadio, che in caso di violazioni prevede sanzioni da
parte della Pubblica Autorità;

3) il codice può far scattare una sanzione anche -e soprattutto- nel caso in cui l’eventuale
violazione non abbia alcuna rilevanza penale;

4) questo codice non è stato studiato per combattere o prevenire la violenza; per fare ciò sono
già stati sperimentati diversi strumenti/provvedimenti liberticidi e al limite della
costituzionalità, spesso e volentieri applicati in maniera arbitraria e discrezionale. Inoltre, a
detta di tutti, i reati da stadio negli ultimi anni sono diminuiti sensibilmente, soprattutto
all’interno degli impianti sportivi.

Perciò non c’era la necessità di un nuovo strumento repressivo.
Vista però la crisi del calcio italiano, dovuta in particolar modo a una gestione a dir poco
libertina, e a delle scelte controproducenti e impopolari, che hanno di fatto svuotato gli stadi e
relegato la nazionale e le squadre italiane impegnate nelle competizioni europee a delle vere e
proprie “comparse”, i “nostri” dirigenti hanno pensato bene di ratificare un nuovo strumento
che potesse servire:
- per stroncare sul nascere ogni eventuale protesta portata all’interno degli stadi;
- per mettere a tacere ogni eventuale critica indesiderata espressa in generale, perfino sui social
media;
- per plasmare, ammansire e ricattare il tifoso, sia esso appartenente a un gruppo organizzato,
sia esso un tifoso “moderato”.

Sì alla “Standing Zone”

Un capitolo a parte lo dovremmo aprire poi sulle famigerate “Standing Zone”, le zone degli
stadi in cui i tifosi per scelta possono tifare rimanendo in piedi.

Perfino in Inghilterra stanno ritornando di moda, e in Germania sono ormai un punto fermo sia
per i tifosi più calorosi, sia per le società, che hanno capito tutti i benefici derivanti da scelte
lungimiranti e popolari (risultato: stadi comunque sicuri, coreografici, calorosi, e soprattutto
pieni al novanta per cento).

L’ormai leggendario muro giallo del Borussia Dortmund, cui tutti fanno riferimento quando c’è
la necessità di dare un volto al tifo più tradizionale e caloroso, di certo non potrebbe esistere
con le oppressive regole vigenti in Italia.

Nel nostro Paese, infatti, come sempre si cerca di fare il percorso inverso, addirittura
introducendo seggiolini inadatti per fare un tifo -appunto- all’italiana, e in alcuni casi anche
pericolosi per il solo transito delle persone.

Tutto questo nell’ennesimo tentativo -di natura masochistica- di mettere tutti a sedere.

Così, mentre nel resto dell’Europa la maggior parte dei Club (salvo rarissime eccezioni in cui i
tifosi sono un semplice contorno) si prodiga nel tentativo di creare all’interno del proprio stadio
un’atmosfera partecipata e magica, che possa magari migliorare le prestazioni dei propri
giocatori, oppure coinvolgere un pubblico sempre maggiore, sia esso tradizionale, occasionale o
televisivo, nel nostro Paese facciamo di tutto per trasformare i tanti templi del tifo presenti nelle
nostre città in teatri asettici e silenziosi, con evidenti danni economici, sociali, e, per ultimi (ma
non certo meno gravi, vista la dipendenza dei nostri club dai proventi delle Pay TV), anche
televisivi.

Per concludere, dopo l’esperienza della tessera del tifoso, che oltre ad aver danneggiato
tantissimi tifosi ha svuotato ulteriormente gli stadi italiani, crediamo che il codice etico possa
diventare un clamoroso boomerang per le società e -di conseguenza- per il calcio italiano.

Per questo ci auguriamo non debbano passare altri sette, otto anni prima che i “nostri” dirigenti,
i “nostri” politici, i nostri concittadini (che nella vita di tutti i giorni subiscono sempre più
spesso tutti quei provvedimenti testati in maniera quantomeno discutibile sugli Ultras),
capiscano la potenzialità negativa e devastante dell’ennesimo provvedimento costruito ad hoc
contro chi il calcio lo ama davvero: i tifosi da stadio.

Si parla tanto di doveri dei tifosi, ma quando si comincerà a discutere e -soprattutto- a spiegare
tutti i reati e le responsabilità addebitabili alle società di calcio, non ultima quella della tessera
del tifoso?

Del resto il gioco più bello del mondo non l’hanno affossato gli Ultras.

Al contrario: quando sono stati ascoltati hanno saputo persino migliorarlo.

Per questo ci piacerebbe sentire anche le opinioni (naturalmente obiettive e prive di ogni
fuorviante pregiudizio): dei giornalisti sportivi che conoscono molto bene la cultura del calcio
italiano; di quei politici che ancora credono nelle potenzialità aggregative e sociali dello sport
(almeno a parole); di quei presidenti che non hanno ancora intrapreso percorsi decisi
interamente da logiche di business e sfruttamento radicale della nostra passione.

Infine, ci piacerebbe capire le vere intenzioni di una federazione e di una Lega che stanno
facendo di tutto per uccidere definitivamente lo sport più amato dagli italiani.

I gruppi Ultras -ma non solo- che aderiscono a questa iniziativa popolare
01/08/2018

* Esempi di “reati” punibili grazie al codice (alcuni sono stati ricavati fedelmente dai codici
pubblicati da alcune società):
- cambio di posto o occupazione di un posto diverso da quello assegnato dal biglietto;

- mancato rispetto per il risultato sportivo conseguito dalla propria squadra sul campo;

- mancata consapevolezza rispetto al fatto per cui l’avversario persegue lo stesso obiettivo della
conquista della vittoria; per questo si devono condividere con lui (l’avversario, il tifoso ospite,
il “cugino”, ndr) le gioie per i successi e le sofferenze per le sconfitte con senso civico,
passione sportiva, e rispetto dell’antagonista;

- se ci si confronta con i sostenitori delle squadre avversarie con volontà di sopraffazione
(quindi potrebbe bastare il coro: “Vogliamo vincere!”, per far scattare il codice, ndr);

- introduzione di cartelli, stendardi orizzontali, bandiere, documenti, disegni, materiale
stampato e striscioni di qualsiasi altro genere (quindi anche di natura solidale, per assurdo, magari semplicemente per ricordare un amico o un rivale scomparso, ndr) se non
preventivamente autorizzati;

- fare volantinaggi di qualsiasi genere o con qualsiasi finalità (anche di natura solidale, ndr),
non preventivamente autorizzati per iscritto dalla società;

- sostare in prossimità di passaggi, di uscite e di ingressi, lungo le vie accesso, di esodo e ogni
altra via di fuga;

- arrampicarsi sulle strutture dello stadio (salire ad esempio su una balconata o su una
ringhiera, magari nel tentativo di spronare e coinvolgere il resto della tifoseria durante cori o
coreografie, sarà facilmente condannabile, ndr);

- qualsiasi forma di propaganda di qualsiasi genere o con qualsiasi finalità, non
preventivamente autorizzata per iscritto dalla Società (tentare ad esempio di far riflettere i tifosi
sulle reali intenzioni di una società di calcio, che magari sta agendo al di fuori di ogni regola e
di ogni logica sociale/aggregativa, oppure con l’intento di privare la squadra dei suoi
giocatori migliori, diventerà reato, ndr);

- svolgere qualsiasi genere di attività commerciale non autorizzata (diventerà fuorilegge ad
esempio allestire il classico banchetto per la vendita del materiale del gruppo, che la maggior
parte delle tifoserie organizza per “fare cassa” e potersi così pagare le coreografie, abbattere
il caro prezzi durante le trasferte del gruppo, aiutare chi è in difficoltà, rimanere indipendente
dalla società, ndr);

- l’introduzione e l’esposizione di striscioni e di qualsiasi altro materiale (anche di natura
solidale, ndr), compreso quello destinato alle coreografie, fatte salve l’espressa autorizzazione;

- l’esposizione del materiale che per dimensione ostacoli la visibilità ad altri tifosi (ad esempio
una bandiera sventolata durante la coreografia iniziale, oppure dopo un gol, ndr);

- l’introduzione del materiale, anche se autorizzato, dopo l’apertura al pubblico dei cancelli di
accesso allo stadio (fra tutti i punti trovati nei vari codici in circolazione, secondo noi questo è
uno di quelli più interpretabili e pericolosi; potrebbe significare tutto e niente, quindi molto
utile per far cadere in errore ed espellere qualsiasi tifoso, ndr);

- l’esposizione di materiale diverso da quello autorizzato comporta l’immediata rimozione e
l’allontanamento dall’impianto dei/del trasgressori/e cui potrà essere applicata la normativa in
materia di divieto di accesso agli impianti sportivi;

- tenere all’interno o nell’area riservata esterna dell’impianto sportivo comportamenti contrari
al decoro, alla pubblica decenza, alla morale, al buon costume o comunque alle indicazioni
della società con riguardo a specifici settori dello stadio (altro punto ermetico e facilmente
strumentalizzabile; non sarà più necessario nemmeno il classico gesto dell’ombrello, piuttosto
che la pittoresca esibizione del dito medio per essere sanzionati; un dito nel naso sarà più che
sufficiente per subire il codice di gradimento, ndr)

- indossare un abbigliamento non adeguato al contesto (il famigerato “Dress Code”!, ndr).
Quindi, se la società (ad esempio la Roma) deciderà che all’interno del proprio impianto
sportivo si potrà accedere solo in giacca e cravatta, oppure solo con i colori sociali giallorossi,
chi andrà in trasferta all’Olimpico dovrà adeguarsi indossandoli al posto di quelli del cuore,
questo naturalmente per non incorrere nelle sanzioni del codice (a questo punto della storia, c’è
ancora qualcuno disposto a insinuare che stiamo parlando di fantascienza?).

Esempi di “doveri” sottoscritti col codice:
- negli impianti della Società X ove si svolgono competizioni calcistiche di ogni genere e
allenamenti delle squadre si accede solo e unicamente alle condizioni previste dalla Società X e
con l’osservanza di tutte le disposizioni di cui al regolamento d’uso dell’impianto e al presente Programma “Sistema di Gradimento” (questo naturalmente vale anche per le tifoserie ospiti
che si recheranno allo stadio della Società X durante le trasferte, ndr)

- il tifoso che si reca in trasferta deve informarsi per conoscere in maniera precisa il codice di
gradimento/etico/comportamentale della società ospitante, codice che sarà accettato/sottoscritto
implicitamente nel momento stesso in cui comprerà il biglietto del settore ospiti;

- bisogna dare sostegno e incitamento ai giocatori della propria squadra e non bisogna lasciarsi
coinvolgere dalle eventuali provocazioni dei tifosi avversari (a ogni tipo di sfottò lanciato dai
tifosi avversari bisognerà perciò reagire... in religioso silenzio, ndr);

- in occasione delle trasferte della propria squadra il tifoso si relaziona con l’Ufficio SLO
(Supporter Liaison Officers) della società, deputato a istruirlo (peccato che nella maggior parte
dei casi gli SLO italiani siano personaggi equivoci, improvvisati e soprattutto impreparati,
ndr);

- si deve contribuire a migliorare l’immagine della società e della tifoseria, anche attraverso
l’utilizzo dei Social Media (Social Network, Blog, Network aziendali/professionali, Forum,
Social Gaming, Video Sharing, Virtual Word, ecc., ndr) che si occupano direttamente o
indirettamente della Società, mediante plausi e/o critiche, ma senza nascondersi dietro identità
di comodo o fittizie, e realizzando contraddittori leali e rispettosi dei ruoli (basterà così una
frase scorretta, una critica, un piccolo sfogo, un semplice sfottò, un post colorito, una
condivisione sbagliata su Facebook per essere banditi dallo stadio a vita, ndr);

- gli striscioni potranno essere affissi esclusivamente nello spazio specificatamente assegnato
dalla Società.

Esempi di “diritti” concessi dal codice:
- si può manifestare il proprio disappunto per i risultati sportivi negativi della squadra in modo
civile e costruttivo, anche attraverso coreografie e/o iniziative che siano propositive, costruttive
di incitazione all’inversione di tendenza negativa della squadra, fatte salve l’espressa
autorizzazione della società (come è facile capire, nessun presidente darà il proprio benestare
a un’eventuale contestazione societaria; al contrario, potrà usare il DASPO societario -ossia il
codice- proprio per “prevenire” qualsiasi malumore colpendo i potenziali “sobillatori”, ndr);
- si potrà introdurre ed esporre striscioni contenenti scritte a sostegno della propria squadra in
occasione della gara in programma, fatte salve l’espressa autorizzazione della società.


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