» » » » » » » » » » » » Stadio e tifosi: ‘Il modello di riferimento non deve essere quello inglese bensì quello tedesco dove le società garantiscono trasparenza ai propri tifosi e le istituzioni…’


(Da: SUPERTIFO)DALLA MORTE DI PAPARELLI A QUELLA DI CIRO ESPOSITO SOLO LEGGI SCRITTE PER UCCIDERE ANCHE IL TIFO, ADESSO FACCIAMO IN MODO CHE L’ENNESIMO SACRIFICIO DI UNA VITA SERVA A RICONOSCERE IL RUOLO DEL TIFO E NON SIA UNA NUOVA SCUSA PER CANCELLARLO

È passato poco più di un giorno dall’ennesima tragedia avvenuta a margine di un episodio legato ad una prevedibile rivalità ultras che subito è partito il circo dell’ipocrisia e dei luoghi comuni sparando a zero sul mondo del tifo organizzato.

Ancora una volta l’ipocrisia delle istituzioni politiche e sportive invece di ammettere le proprie responsabilità, invocano misure più severe, tolleranza zero e modello inglese, per fortuna forse c’è qualcosa di nuovo all’orizzonte.

Per la prima volta un ministro dell’interno va controcorrente e sfidando i luoghi comuni, annuncia che i problemi vanno gestiti coinvolgendo in primis anche i tifosi.

Non ci illudiamo di vedere qualche ultras in sedi politiche a denunciare l’infinita’ di abusi prodotti dalle normative liberticide costruite sulle presunte situazioni emergenziali passate ma forse possiamo sperare che per una volta nella discussione che riguarda i tifosi si coinvolgano i diretti interessati.

I fatti di Milano hanno testimoniato come la prevenzione non possa più passare da funzionari che da dietro una scrivania sentenziano guardando filmati o peggio da quelli che si sentono forti di presunti “accordi” con i capi delle curve pensano di controllare l’ordine pubblico senza sforzi.

Gli eventi che han preceduto Inter-Napoli hanno acclarato il totale fallimento del sistema preventivo per la tutela dell’ordine pubblico e il questore invece di chiedere scusa chiede più rigore e misure per punire tutti per non aver saputo fare il proprio lavoro.

La tessera del tifoso ha sortito il solo effetto di svuotare gli stadi, la cieca repressione non ha suscitato altro effetto che far salire il rancore per l’inequa e spesso ingiusta applicazione di norme liberticide, la nuova trovata del codice etico ha già trovato più opposizione che non il favore ad una normativa per imporre un fazioso “senso civico da stadio” che non esiste neppure lontanamente nella quotidianità italiana.

Gli ultras non smetteranno mai di “cercarsi” e non smetteranno mai di cercare di condizionare i giocatori di colore con gli ululati, così come non smetteranno di usare certi cori e certe espressioni per affermare la propria “superiorità territoriale” e per rivendicare i propri campanilismi.

Cercare di far passare cori che, sebbene di dubbio gusto, fan parte del colorito repertorio delle tradizioni locali per atti razzisti non è certo la strada per intraprendere un percorso di sensibilizzazione agli effetti che le rivalità possano provocare così come non è certo escludendo i tifosi dalla discussione che si potrà arginare il fenomeno.

Non si tratta di trovare compromessi tra istituzioni e “criminali” come accusano i soliti ipocriti che giudicano senza conoscere ma si tratta di ristabilire un rapporto di rispetto se non addirittura di fiducia, tra la figura istituzionale (sia a livello politico che sportivo) e il tifoso organizzato.

Il modello di riferimento non deve essere quello inglese bensì quello tedesco dove le società garantiscono trasparenza ai propri tifosi e le istituzioni gli garantiscono un posto a sedere nelle sedi di discussione dei temi che li riguardano.

Nessuno chiede impunità ma bisogna ripartire da un rapporto di equità che in un paese ipocrita come quello in cui viviamo pare solo utopia.

Chi vivrà vedrà ma il nostro augurio è che il ricordo di Dede possa esser associato un giorno al ricordo dei giorni che han sancito il riconoscimento del ruolo degli ultras come parte integrante del mondo del pallone col rispetto da parte delle istituzioni e col rispetto delle istituzioni da parte dei tifosi.

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